martedì 18 gennaio 2011

Un “sì” che umilia la sinistra

Vince chi prende più voti. Accade e viene riconosciuto non soltanto in tutte le democrazie del mondo, ma anche in ogni libera associazione, perfino nelle bocciofile emiliane tanto care a Bersani.

A Mirafiori il 54% dei dipendenti ha detto sì all’accordo per nuovi investimenti e il 46% ha detto no. Eppure larga parte della sinistra ha festeggiato e brindato.Sindacalisti, politici, intellettuali e giornalisti hanno raccontato perché e per come ha perso chi ha vinto, con un singolare rovesciamento del significato del voto e quindi della stessa regola principe della democrazia partecipata.

Si è parlato di risultato “sul filo del rasoio” (otto punti di differenza non sono proprio niente), si è ragionato di lavoratori, quelli del sì, privi di dignità e orgoglio (“uomini e no” il titolo del Fatto), si è scritto che “hanno detto no quasi tutti” (mandate le tabelline alla direttora dell’Unità), hanno insomma fotografato il referendum applicando il filtro rosso dell’ideologia salottiera di sinistra, grazie al quale il voto “amico” è “più responsabile” e come tale vale doppio.

giovedì 13 gennaio 2011

Sinistra divisa anche sulla Fiat

Il sindaco di Firenze, il rottamatore Renzi, è esplicito: “Io sono dalla parte di Marchionne”. D’Alema non si sa da che parte sia. Dice di non volere dare consigli (e chi glieli ha chiesti?) ma ribadisce che rispetta gli operai.

A proposito di governo Bersani insiste: “Il governo è nelle nebbie”. Ci spieghi il leader del Pd perché l’esecutivo dovrebbe intervenire, visto che la Fiat è azienda privata e da tempo non usufruisce di soldi pubblici.

Nessuno a sinistra che abbia il coraggio di sottolineare che in tempo di crisi internazionale Marchionne vuole investire quando le aziende chiudono, vuole mettere tanti quattrini per agganciare Mirafiori alla locomotiva statunitense, là dove l’accordo coi sindacati è stato siglato in poche ore e senza drammi, scioperi, lacrime e sangue.

mercoledì 22 dicembre 2010

L’Europa ci condanna

La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha emesso oggi una maxicondanna nei confronti dell’Italia per i ritardi con cui vengono pagati gli indennizzi legati alla lentezza dei processi. I giudici di Strasburgo hanno accolto 475 ricorsi sui ritardi nei risarcimenti riconosciuti in base alla legge Pinto.
La nuova tegola arrivata oggi dall’Europa dovrebbe indurre a qualche riflessione chi si ostina a contestare il varo del cosiddetto "processo breve" e dimentica che l'Italia è da tempo nel mirino a causa dei procedimenti troppo lenti, tanto da incorrere addirittura in un ultimatum del Consiglio d’Europa.
Nei tribunali italiani sono pendenti cinque milioni e mezzo di procedimenti civili e oltre tre milioni di processi penali, un’enormità. La Corte Europea deve esaminare ben 4.200 casi riguardanti l’Italia, il 4,3 per cento del totale.
Di questi, 2.600 riguardano la durata eccessiva dei processi, materia per la quale l’Italia ha riportato più di mille condanne negli ultimi dieci anni.

martedì 21 dicembre 2010

Bersani in trappola

La grande paura di Bersani è quella di fare la fine dell’asino di Buridano. Come l’animale indeciso a tutto, che morì di fame davanti a due mucchi di foraggio perché incapace di scegliere tra quello alla sua destra e quello alla sua sinistra, il Partito democratico langue tra due attrazioni fatali: Fini-Casini o Vendola-Di Pietro?
Per sottrarsi al dilemma asinino, il segretario del Pd immagina di assumere a modello di strategia politica la Balena bianca che fu la Dc.
Che sia Balena rossa o asino imbranato, questa sinistra continua a passare da un travestimento all’altro, senza mai mettersi in discussione per mostrare al mondo una forma corrispondente al contenuto.
Costretta a replicare all’infinito la formula emergenziale del Comitato di liberazione nazionale, in una grottesca simulazione di guerra civile continua, per conciliare l’inconciliabile in nome della “democrazia in pericolo”.
L’antiberlusconismo come ultima forma della renitenza degli ex comunisti a trasformarsi in una sinistra normale. Questa sinistra reagisce alla sua incapacità di battere l’avversario di turno avvelenando i pozzi della politica nazionale.

Incredibile ma vero

Trent'anni dopo le violenze del terribile decennio '70-'80 la sinistra italiana definisce ancora "fascista" chi cerca di fermare i guerriglieri rossi che sfasciano le città.

Non solo: c'è una parte di magistratura politicizzata che si premura di rimettere subito in libertà i protagonisti degli scontri che hanno così la possibilità di tornare in azione, mentre la logica più elementare avrebbe suggerito di mantenere le misura restrittive almeno fino all'approvazione della riforma contro cui sono stati scatenati gli incidenti.

E' infatti quasi certo che molti militanti dei centri sociali che avevano pianificato il saccheggio di Roma, martedì scorso, già oggi saranno di nuovo in piazza, visto che il tam tam annuncia "azioni a sorpresa".

Riforma dell’università

Contrariamente a quello che molti dicono a sinistra, innalzando la qualità dell’università pubblica la legge stabilirà una seria concorrenza con gli atenei di eccellenza privati.
Invertendo il meccanismo di spesa che attualmente vede oltre il 90 per cento delle risorse andare in stipendi e voci fisse, essa libererà spazi per la ricerca.
Sostituisce progressivamente il meccanismo soggettivo delle borse di studio, ora in mano alle valutazioni dei baroni, con quello oggettivo dei prestiti d’onore, diffuso in tutto il mondo e che ha funzionato bene con le iniziative imprenditoriali giovanili.
Insomma, quando sarà a regime si dirà di questa riforma ciò che si era già detto per la previdenza: l’Italia si è finalmente dotata di un’ottima legge, all’avanguardia in Europa.
Come per le pensioni a suo tempo, sarà la sinistra a fare autocritica.

lunedì 6 dicembre 2010

Silvio Berlusconi non si dimette

I terzopolisti, così come la sinistra, una cosa vogliono evitare come la peste: le elezioni. Per due motivi: primo perché ne uscirebbero sconfitti; secondo perché dovrebbero finalmente decidersi a dire ai cittadini che cosa intendono fare, con chi intendono governare, con quale programma.
Con la sinistra, in un’alleanza che va da Fini e Casini a Vendola e Di Pietro?
Con un programma che tenga assieme le istanze più laiciste con quelle cattoliche?
Ma soprattutto, poiché siamo ancora in piena crisi economica europea, con il rigore e assieme con le mani bucate?
Vogliono far saltare le riforme, a cominciare da quella dei conti pubblici e dell’università?
Tutto questo non possono dirlo, e infatti non vogliono dirlo. E dunque scelgono la più vecchia e trita delle manovre di palazzo.

Dovranno prendersene la responsabilità, quella vera, e pronunciare il loro no in pubblico, di fronte ai cittadini.

mercoledì 24 novembre 2010

Il Pd ormai è vittima di Vendola

Nichi Vendola è il nuovo pifferaio che sfida il potere ingannatore dei burocrati del partito, rappresentati dallo squallido Bersani. In pista, politicamente attivo, dal 1972, tanto nuovo non può essere considerato. In compenso, ha rinnovato il suo arsenale dialettico, con sfoggio di fascinazioni barocche studiate per far sognare il suo pubblico con l’evocazione di verdi pascoli che non esistono.
Meta ideale di una sinistra che non c’è, diversa da quella ridotta a “coltivare l’idea, più frutto di disperazione che di lucidità, di un’alleanza con Gianfranco Fini”. Vendola ha trovato in Bebbe Grillo il suo castigamatti: “Fa politica vecchia. Non è più tempo di partiti…Questo è il tempo dei giovani e della loro forza in Rete”.

Vendola si dice addolorato da “un linguaggio così violento”. Doveva aspettarselo. Nel gioco a chi è più puro, ricorrente nella sinistra, “c’è sempre uno più puro che ti epura”.

Napoli sgovernata dalla sinistra

Le due aziende deputate alla pulizia e al decoro della città, Asìa e Napoli Servizi, incassano complessivamente ogni anno 232 milioni per pagare lo stipendio a 5mila persone.

La prima azienda ha un deficit di 14 milioni l’anno. Rimuovere una tonnellata di rifiuti a Napoli costa mediamente 90 euro, contro i 64 della media italiana.

Chi occupa lo scranno di sindaco da quasi dieci anni non ha nessuna colpa e non si assume nessuna responsabilità. Sempre colpa degli altri: delle aziende del Nord che hanno mandato giù rifiuti tossici (ma non di chi se li è presi), di Formigoni che chiude le porte all’immondizia napoletana e naturalmente del governo.

La parola d’ordine della Iervolino è: “nulla fare, nulla temere”. Lei ferma, la città paralizzata: dal 2006 un terzo delle sedute del consiglio comunale sono andate deserte per assenza dei consiglieri della sinistra, ieri mattina è mancato il numero legale per l’ottava volta consecutiva, la maggioranza è sbriciolata.

Dieci anni in mano alla sinistra e Napoli oggi è in fondo alla classifica delle città più inquinate d’Europa.

Per di più, al lordo dell’immondizia di questi giorni.

martedì 23 novembre 2010

Montezemolo: un grillo parlante poco saggio

Il presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo intervistato nella trasmissione Che tempo che fa, ha smentito un suo impegno politico in tempi ravvicinati (''Non ho intenzione di fondare un partito e nessuna intenzione di entrare in un partito”) ma non ha esitato ad usare toni tipici di esponenti dell’opposizione: “L’attuale governo è un cinepanettone che sta arrivando alla fine”.

Ironica la risposta di Gasparri: “Sono un tifoso ferrarista deluso.
Montezemolo dice che non vuol fare il politico, allora si occupi di pit-stop.
E, mentre impartisce lezioni, faccia bene invece il suo mestiere”.