giovedì 23 settembre 2010

Pazienza finita? Sì, la nostra

Lui è in camicia bianca, le maniche arrotolate e la posa studiata. Sembra Obama. Ha l’aria severa e nello stesso tempo ammiccante.
Lui è Bersani, il (per adesso) leader del Pd. Campeggia da giorni su migliaia di manifesti e ad ognuno corrisponde uno slogan. Esempio: “Le tasse sono aumentate. La pazienza è finita”.
E’ lungo l’elenco delle situazioni che hanno portato la sinistra a perdere la pazienza.
Le tasse aumentate (secondo loro), ad esempio. Qui c’è del sublime. Ricordate il pacioso professore Padoa Schioppa quando sentenziava con fiero cipiglio che le tasse sono belle? E Vincenzo Visco, disegnato dai vignettisti come un vampiro?
C’è la disoccupazione, è un problema epocale e mondiale e l’Italia se la cava meno peggio di altri Paesi. Ma per il Bersani dei manifesti la disoccupazione è una realtà nuova, recente, conseguente l’andata al potere a Palazzo Chigi di Berlusconi e di Tremonti. Ai tempi (oscuri) di D’Alema e di Prodi, la disoccupazione non c’era, tutti erano felici, con il loro bel posto fisso a vita. Qualcuno certo ci fu, in quella condizione. Assunzioni di massa di precari in diversi settori (leggi scuola e Alitalia, tanto per fare due esempi concreti), vero e proprio vergognoso voto di scambio per il partito e per il sindacato di riferimento, la Cgil, le cui conseguenze devastanti tutti noi oggi siamo ancora costretti a pagare.
E per quanto riguarda la scuola anche le generazioni future.

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