Sembra tornato il tempo delle “guardie rosse”. Ma non in Cina, bensì in Italia.
Soltanto qui i giovani militanti dell’estrema sinistra, sindacale e non, tirano candelotti fumogeni in testa al segretario della Cisl per “rieducarlo”.
Solo qui gli aspiranti brigatisti che si annidano nelle frange di alcune federazioni sindacali antagoniste praticano in modo sempre più sistematico la violenza contro le componenti del sindacato che non la pensano come loro, soprattutto contro la Cisl e la Uil, colpevoli ai loro occhi di trattare con il governo e con le grandi aziende, e perfino di stipulare accordi che salvano stabilimenti e migliaia di posti di lavoro. Insomma, una normale dialettica riformista e piena di buonsenso, quella di Cisl e Uil, che a differenza della Cgil di Epifani e della Fiom di Landini non si sono mai auto-escluse dai tavoli delle trattative con il governo.
Una dialettica evidentemente insopportabile per chi crede ancora nella rivoluzione del proletariato, e pretende di imporla a suon di bombe incendiarie, attentati e violenze sulle persone.
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